Il vero Foro Sociale
Per me è il primo Foro Mondiale ed ho scelto Caracas, per comodità, infatti sto lavorando in Cile, ma soprattutto per un grande interesse alle problematiche latinoamericane. In contemporanea si svolge il II Foro Sociale delle Americhe e le tematiche così come la presenza latinoamericana sono preponderanti.
Movimenti sociali ed indigeni, lotta all'imperialismo nordamericano, la sterzata a sinistra di molti paesi latinoamericani e la speranza di molti altri, l'opposizione all'ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe) ed il sostegno all'ALBA (Alternativa Bolivariana per l'America), così come le diverse prospettive per una integrazione che non si dimentichi dell'educazione, delle problematiche di genere, della difesa delle risorse naturali e dell'ambiente.
Ma ora non vorrei annoiarvi con il solito pezzo da uno dei tantissimi inviati al Foro Sociale Mondiale; vorrei invece raccontarvi il vero "foro sociale", quello fatto di code, attese, speranze e frustazioni, ma soprattutto di "socialità", "convivialità" e "condivisione".
È quel foro che inizia all'aeroporto dove riconosci chi come te viene etichettato no global e che invece è più global di chiunque altro. Ti basta uno sguardo per capire la sua destinazione, non serve neppure guardare la maglietta magari di una radio alternativa, del Che, del foro di Porto Alegre o di Manu Chao. Oppure nulla di tutto ciò ma una bellissima borsa di artigianato
mapuche. Basta uno sguardo e sei già pronto a stringergli la mano. E poi mentre aspetti l'imbarco, vedi una donna che legge il Corriere della Sera, pensi che sia italiana ed attacchi bottone. Si, è italiana, ma vive in Argentina da una vita: è una delle Abuelas de Plaza de Mayo. Anche lei è diretta al Foro e terrà insieme ad altre compagne un seminario sul ruolo ed i diritti delle donne nelle società latinoamericane.
È il foro dove incontri il tuo "vicino" di casa scoprendo che lavora in un collettivo di televisione di quartiere a Santiago. È il foro dello scambio di email, che grazie alla rete internet globale sta rafforzando sempre il solito popolo, il cosiddetto no global. È il foro dove finalmente dai un volto alle firme che leggi sui giornali o ai nomi sulle copertine dei libri, come Ignacio Ramonet, Samir Amin o Walden Bello.
Ma soprattutto il foro che ti cambia il volto, l'espressione, quando vedi gli indios emarginati di questa terra martoriata condividere con te un cafecito, i pochi tempi morti del foro e la voglia di lottare insieme. È il foro dei lavoratori sottopagati, degli operai argentini che occupano le fabbriche e continuano la produzione, dei sostenitori del trueque (scambio,ndr) e dell'economia di solidarietà, degli studenti stanchi di ricevere un'educazione inadeguata, ma anche dei moltissimi giovani giornalisti freelance spremuti dalle testate di tutto il mondo che non aspettano altro che lanciare il proprio servizio dal foro.
È il foro dei mille eventi saltati, dove neppure i relatori si presentano o si presentano due ore dopo. Ed è quindi più che logico che le attività si trasformino in gruppi di discussione autogestiti dai presenti, tra i quali (non si capisce bene perchè) c'è sempre qualcuno che conduce la discussione, ed alla fine anche così si combina ben poco. Non importa, l'email di un'altra persona da contattare l'ho avuta. Chissà cosa ne verrà fuori.
È il foro dove i giornalisti "dipendenti" non partecipano ai fori, neppure a quelli sull'informazione, e passano il tempo in sala stampa a scrivere il prossimo pezzo o a lamentarsi della mancanza di spazio per il computer portatile, della stampante o del lettore DVD. È il foro dove le idee del pubblico vengono applaudite da chi sta presentando il seminario di turno ma poi vengono lasciate cadere nel vuoto.È il foro che si chiuderà ancora una volta senza un calendario di azioni concrete per cercare di avvicinarsi, ora, a quel tanto acclamato "otro mundo posible".
Ma è pur sempre il Foro Sociale Mondiale, l'alternativa più popolare e spettacolare di tutte le riunioni dei capi di stato, di governo o delle istituzioni finanziare di questo mondo. È il foro che con ansia aspetteremo anche il prossimo anno, con la voglia e la speranza di organizzare almeno una campagna attuabile a livello mondiale, che raggiunga risultati tangibili in tempi relativamente brevi. È il foro in cui tanta gente crede e che ogni anno si sforza di organizzare cercando di non ripetere gli errori del passato.
Ma soprattutto è il foro dove persone di tutto il mondo possono incontrarsi, guardarsi negli occhi, conoscersi, parlarsi, abbattendo le distanze, condividendo una tenda nel parco più vicino, e stringersi la mano, abbracciarsi e continuare a sperare. Perché la socialità è soprattutto questo.

