La lotta per l'identità
Il 24 marzo 1976 l'Argentina subì l'ennesimo colpo di stato ad opera dei militari. Da quel momento in poi il paese conobbe una vera e propria strage, l'eliminazione strategica di una generazione di giovani in lotta per un mondo migliore, antimperialista e rivoluzionario. Alla fine si contarono più di trentamila desaparecidos. Tra questi erano tantissime le giovani donne incinta che durante i giorni di prigionia e tortura diedero alla luce i propri figli.
Questi figli appena nati furono rubati letteralmente dalle famiglie dei militari, quegli stessi ufficiali e sottoufficiali che il giorno prima torturarono la madre del loro futuro "figlio".
Non si può parlare di adozione perché non esiste nessun vincolo legale tra la famiglia ed il bambino o la bambina; è una vera e propria violazione che ha negato al neonato una crescita psicologica naturale ma soprattutto gli ha tolto la sua vera identità.
Horacio Pietragalla Corti e Juan Cabandie erano due di questi bambini ed oggi sono presenti a Caracas per raccontarci la loro storia ed il lavoro che le Abuelas de Plaza de Mayo(1) stanno portando avanti, alla ricerca dei moltissimi figli e nipoti desaparecidos come loro.
Fino ad oggi è stato possibile ridare identità ad 81 giovani, ma si calcola che ne rimangano ancora almeno 400, che ancora non sanno chi siano veramente i loro genitori e chi siano loro stessi.
L'incontro comincia emblematicamente con una domanda, "chi siamo?", scritta su un fogliettino che Horacio e Juan distribuiscono a tutti i presenti. È un invito a riflettere sul fatto che molti giovani argentini a tale domanda non possono veramente rispondere, ma soprattutto è lo spunto per poi iniziare il confronto su chi vogliamo essere e su come vogliamo vivere.
Horacio questa domanda cominciò a farsela verso i 14 anni quando già superava di statura sia il padre che la madre... non era solo l'aspetto fisico che lo differenziava da coloro che pretendevano essere i suoi genitori "ma anche il modo di pensare e di agire; loro erano molto chiusi ed io completamente diverso".
Con il tempo si avvicinò alle abuelas e si lasciò guidare dalla loro forza e dallo loro tenacia di quasi trent'anni di lotte. Ha fatto il test del DNA e da allora non è più César Castillo ma Horacio Petragalla Corti, figlio di due desaparecidos.
Ci parla del lavoro delle nonne, dell'appoggio che ormai ricevono quotidianamente da molti avvocati, all'inizio restii ad intraprendere cause contro i militari ma ormai sempre più coinvolti. Mentre Juan aggiunge che dal 2003, da quando Kirchner è diventato presidente, sono stati fatti grandi passi avanti, del tutto inaspettati, nelle politiche del governo sul tema dei diritti umani. Ad esempio trasformare la vecchia Escuela Mecánicade la Armada(ESMA), uno dei luoghi di tortura simbolo della dittatura di Videla, in museo della memoria. Azione simbolica ma che rappresenta sicuramente un avvicinarsi del governo alla questione dei diritti umani delle famiglie di tutti i detenuti e gli scomparsi.
É proprio per questa evoluzione dei rapporti con il governo che il gruppo delle Madres de Plaza de Mayo(2) capitanato da Hebe de Bonafini ha deciso di marciare per l'ultima volta di fronte al Palazzo del Governo, perchè secondo la stessa ormai "il nemico non si trova nella Casa Rosada come durante la dittatura"(3). Horacio ci tiene però a sottolineare che questa decisione riguarda solo il gruppo della Bonafini, mentre le Madri della Linea Fundadora(4) così come le nonne continueranno a marciare "perché non si tratta di una marcia contro il governo" ma di una continua lotta per sapere dove sono quei trentamila scomparsi. Le nonne marceranno ancora insieme ad altre organizzazioni per i diritti umani come l'associazione Hijos, che da dieci anni mette in atto anche un altro modo di manifestare la propria rabbia, il proprio risentimento e la voglia di giustizia. È il cosiddetto
escrache (alla lettera, marcare, sottolineare, ndr), una forma molto diretta per identificare le case degli ex militari, ex torturatori che tuttora circolano indisturbati per le strade del paese. Gli hijos lanciano insulti alle finestre, appendono volantini sulla porta di casa con scritte come "qui vive un torturatore" e così, come ci racconta Horacio, può capitare che il giorno dopo "il panettiere non gli venda il pane, il lattaio faccia altrettanto con il latte, oppure se entra in un bar tutti si alzano e se ne vanno". È una forma molto dura di riscatto, quasi una rivincita, per marchiare a vita una persona che ha marchiato per sempre quella di moltissime altre.
Da anni ormai ragazzi come Horacio e Juan si impegnano perché altri giovani con un dubbio sulla propria identità possano avvicinarsi al gruppo delle nonne; Juan ricorda che "era una giornata assurda, passavo il tempo sdraiato sul letto a guardare la tv, poi è apparsa la pubblicità delle Abuelas che ricordavano a chiunque avesse un minimo dubbio di rivolgersi a loro, è bastato pochissimo, mi sono convinto ed ora sono ritrovato". Juan ci parla del loro lavoro nelle scuole per mantenere viva la memoria della lotta politica dei genitori e per continuare a lottare per ottenere verità e giustizia.
"Due sono i concetti che ancora dobbiamo confutare: uno è quello che vede la società giustificare i militari perché venivano a salvare il paese da forze ritenute contrarie al benessere del paese, una bugia enorme, e l'altro è che la dittatura è stata portata avanti solo dai militari. Falso, vi sono stati enormi strati della popolazione che appoggiavano i militari, quella oligarchia di sempre che ancora oggi rifiuta il confronto ed il giudizio sul passato".
Quella stessa oligarchia che si è arricchita alle spalle delle classi più basse, soprattutto durante gli anni novanta, fino ad arrivare alla tremenda crisi del 2001-2002.
È una lotta per l'identità che si collega alla lotta per la dignità, per una vita degna, per un salario degno, per un'educazione degna e che cerca quindi di rispondere alla domanda "cosa vogliamo fare della nostra vita?". Juan ha le idee chiare, e non ci mette tanto a rispondere: "è per questo che siamo qui a Caracas, per difendere le nostre idee, i nostri valori, le nostre lotte e quelle dei nostri genitori"...
Hasta siempre hijos...
(1) http://www.abuelas.org.ar
(2) La Tercera, Madres de la Plaza de Mayo marchan por última vez, 26 gennaio 2006. Il gruppo capitanato dalla Bonafini abbandona solamente le cosiddette "Marce di Resistenza" mentre invece continuerà le settimanali marce del giovedì.
(3) http://www.madres.org
(4) http://www.madresfundadoras.org.ar/index.shtml

