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FSM in Venezuela

¡Socialismo o muerte!

Venerdì 27 gennaio, nel Poliedro di Caracas, il Presidente venezuelano Hugo Chávez ha chiamato i popoli di tutto il mondo ad unirsi verso una svolta, un nuovo corso da intraprendere nel secolo appena cominciato.
Marco Coscione (Casco Bianco a Santiago del Cile)
Fonte: Caschi Bianchi Apg23 - 20 febbraio 2006


"Benvenuti a questo evento che senza dubbio segnerà la storia"... comincia così, dopo i ringraziamenti a tutte le organizzazioni che hanno preso parte al foro, il discorso del presidente Chávez, uno dei discorsi più attesi della settimana, quello sulla Lotta Antimperialista.
Il Poliedro è quasi pieno, l'atmosfera è di festa: cori, bandiere, striscioni accompagnano la performance della delegazione brasiliana che riproduce la lotta dei sem terra contro le multinazionali ed i grandi latifondisti. Suona l'inno dell'Internazionale ed i più anziani si lasciano scappare qualche lacrima, i pugni alzati non si risparmiano. È da tanto che non lo si ascoltava in un incontro pubblico di tale importanza.
L'Assemblea Mondiale dei Movimenti Sociali non potrebbe iniziare meglio, eppure il meglio deve ancora arrivare.

"Benvenuti a Caracas", città di Simón Bolivar "grande hombre", eroe dell'ancora incompiuta indipendenza latinoamericana, che prima di morire disse "il gran giorno dell'America Latina deve ancora arrivare". Un visionario, ma soprattutto il precursore dell'antimperialismo, il primo che aveva lanciato l'allerta sul ruolo che gli Stati Uniti avrebbero giocato nel loro futuro "patio trasero"(cortile interno di una casa, è la metafora con cui viene spesso descritta l'America Latina rispetto agli Usa,ndr).
Città di Francisco de Miranda che, dopo aver combattuto con Washington per l'indipendenza delle colonie statunitensi ed in Francia durante la rivoluzione, a 60 anni e canuto tornò in Venezuela per dare vita a quel progetto di una grande, unita ed indipendente America Latina ("la grande Colombia").
È sulle ceneri di quel progetto che "gli inca, gli ayamara, gli aztechi, i quechua ed i caraibici si stanno rialzando... si sta compiendo finalmente la profezia dell'indio assassinato dall'impero spagnolo, Túpac Catari". Túpac Catari disse: "Hoy muero, pero un día volveré hecho millones", oggi muoio però un giorno risusciterò in milioni di persone. "Túpac Catari ha vuelto, hecho millones" ripete più volte il presidente, ed i molti indios presenti esultano, alzano le mani e fanno sentire la loro presenza, la presenza dell'indio Túpac Catari.
È l'America Latina, la terra di Pancho Villa, Zapata, José de San Martin e O'Higgins che darà il nuovo impulso per la rinvicita degli esclusi di tutto il mondo. Sarà l'America Latina a trascinare l'Africa e l'Asia nella lotta contro l'imperialismo. L'America Latina di Fidel Castro, Zamora, Che Guevara, Farabundo Martí e Schafik Handal, leader del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional(1) del Salvador, morto d'infarto mentre tornava nel suo paese dopo aver assistito all'atto d'insediamento del Presidente Evo Morales in Bolivia. A lui Chávez canta una canzone, "dale salvadoreño", ed invita i presenti ad un minuto di grida e di cori per il compañero scomparso. È un minuto carico di commozione, un abbraccio caloroso ad un amico di sempre. Non un minuto di silenzio.
"L'ultima volta che l'ho incontrato eravamo a La Paz a festeggiare la vittoria di Evo, dell'indio Evo, del compagno Evo". A questo punto Chávez ricorda gli accordi firmati con il governo boliviano e con il popolo fratello della Bolivia: il primo quello che permetterà al paese andino di importare combustibile dal Venezuela pagandolo con quello che la produzione nazionale si può permettere (soia e carne di pollo essenzialmente), "e non denaro come le regole del capitalismo ci vogliono per forza imporre", ed il secondo che permetterà a 10.000 boliviani di studiare con un borsa di studio in Venezuela o a Cuba. Un piano di alfabetizzazione per creare quelli che Fidel chiama "talentos estratégicos", la nuova generazione che risolleverà le sorti del continente nel XXI secolo, "il secolo durante il quale dobbiamo dare tutta l'anima e tutto il nostro corpo per cambiare il corso della storia". "Cambiar el rumbo de la historia", ripete più volte Chávez; "Yo creo que es posible y cada día lo siento más!".

È una convinzione forte, ma soprattutto è una necessità: un altro mondo è possibile, ma soprattutto è necessario ed urgente. È questo uno dei messaggi chiave che il presidente venezuelano lancia all'Assemblea del Foro e la gente lo recepisce forte e chiaro. "I semi che i popoli indigeni hanno seminato nei secoli ci saranno utilissimi nel far crescere il nuovo socialismo, così come le vere correnti cristiane, l'autentico cristianesimo che lotta per i poveri e per l'uguaglianza".
Per raggiungere questo altro mondo possibile bisogna però abbattere l'imperialismo, l'imperialismo di Mr. Danger, come viene simpaticamente soprannominato George W. Bush. "Come abbiamo già fatto il 4 e 5 Novembre del 2005 bloccando i piani che aveva preparato per la riunione di Mar de Plata... Mr. Danger allora non ce l'ha fatta ad imporre il suo impero, l'impero più perverso, assassino, genocida, cinico ed immorale che questo pianeta abbia mai vissuto... perché l'impero Romano o quello di Carlo Magno erano imperi e non si curavano dei diritti umani, mentre quello di Mr. Danger è un impero che ipocritamente parla di democrazia, diritti umani mentre a Guantanamo si tortura e spariscono detenuti".
La delegazione cubana è forse la più nutrita e si fa sentire quando Chávez nomina i cinque cubani agli arresti ormai da sette anni negli Stati Uniti: cinque uomini dei servizi cubani condannati a pene pesantissime, ai quali è stato negato ogni diritto alla difesa(2).

Arriviamo al centro del discorso del presidente: bisogna creare un fronte internazionale dei movimenti sociali per dar battaglia all'imperialismo, "a los imperialismos del mundo, llámanse como se llaman"(agli imperialismi del mondo, si chiamino come vogliono,ndr). L'unione, rispettando la diversità e l'autonomia dei diversi movimenti, farà la forza di questo fronte, "perché nessuno sta cercando di imporre qualcosa a qualcuno, ma abbiamo bisogno di coordinazione altrimenti non raggiungeremo mai l'obiettivo, nemmeno fra 500 anni, sólo unidos podemos lograrlo". Solamente uniti, anche se nella diversità, perché chiaramente Lula è diverso da Castro, Castro da Morales, Kirchner da Chávez (e tutti governano in paesi profondamente differenti), si può raggiungere un risultato.
"Per Mr. Danger esistono due sinistre diverse: da una parte ci siamo Fidel ed io che siamo i pazzi della sinistra e dall'altra Lula, Lagos, Tabaré o Kirchner che vengono chiamati statisti; va bene ci chiamino come vogliono ma noi daremo la più grande sconfitta di tutti i tempi alla destra di questo continente".
Oltre alla sconfitta dell'ALCA(3) a Mar del Plata, grazie alla forte posizione di Kirchner, Chávez, Lula e Tabaré, si è creata una nuova forza politica che vede il Venezuela unirsi ai paesi del Mercosur(4) per la costruzione di un'integrazione latinoamericana che possa opporsi agli interessi nordamericani. La proposta imperialista dell'ALCA non è più possibile, non è più accettata dai paesi del Sud America, "al contrario stiamo avanzando verso un nuovo livello d'integrazione rappresentato dall'ALBA, l'Alternativa bolivariana para la America"(5).
Una delle azioni concrete per "una verdadera integración latinoamericana" è per Chávez la rete di gasdotti e oleodotti che dal Venezuela arriveranno fino al Rio de la Plata, passando per il Brasile e collegandosi alle reti boliviane ed ecuatoregne, per servire l'impulso allo sviluppo del Sudamerica. Il presidente venezuelano parla della creazione di un vero e proprio "cono energetico" che permetta agli stati dell'America Latina di autosostenersi a livello energetico senza svendere le proprie risorse alle multinazionali nordamericane ed europee. Ed in questo cono il Venezuela, con le sue enormi riserve di gas e petrolio, giocherà un ruolo fondamentale "e mai più in questo senso sarà una colonia degli Stati Uniti d'America... nunca más!!".

Il bello è appena arrivato: un'altra via, una via di sviluppo che ponga fine a secoli di sfruttamento per questa terra le cui vene sono ancora aperte. Una via che dopo anni, dopo la caduta del Muro di Berlino e le sue conseguenze, non si ha più paura a chiamare Socialismo. Chávez lancia il nuovo corso, Socialismo o muerte, un grido che unirà i popoli di tutti i continenti, i movimenti sociali che adesso stanno all'attacco e non più sulla difensiva, non più sulla ritirata: "tocca a noi disegnare la forma dell'offensiva e della vittoria contro l'imperialismo; sarà lungo il cammino, ma con tutte le correnti quella indigena, quella campesina, quella proletaria, quella ecologista, quella delle donne, degli studenti, dei professionisti ed degli intellettuali non sarà difficile".
Il pubblico applaude e scatta forte un inno, un inno all'unità: "el pueblo unido jamás será vencido"(il popolo unito mai sarà vinto,ndr). Chávez riprende il suo discorso, e sottolinea un aspetto molto importante di questo nuovo Socialismo, un socialismo che deve essere per forza a base "indigenista", come affermava il peruviano Mariatequi. E ciò perché le popolazioni indigene sempre hanno vissuto nel socialismo(6), mentre le oligarchie spagnole hanno innestato il cancro del capitalismo.
Questo messaggio evidenzia un cambio radicale nella strategia politica del presidente: all'inizio Chávez parlava del "capitalismo sfrenato" come il vero nemico da combattere, ora invece il nemico è il capitalismo stesso, al quale bisogna trovare un'alternativa netta e chiara. Questo secolo oltre ad essere il secolo della sconfitta dell'impero sarà il secolo della svolta, una svolta che pian piano si sta vivendo in America Latina con le elezioni di Chávez, Lula o Morales, ma che dovrà crescere in tutto il mondo, anche negli Stati Uniti dove "è assolutamente necessario che il popolo si svegli" e spinga ad esempio il proprio governo a ritirare le truppe dal territorio iracheno... "immaginiamo un governo degli Stati Uniti che dichiara la pace al mondo, che investe tutto quello che utilizza per le spese militari in educazione, nella salute, nella produzione di alimenti... se Cuba e Venezuela, con tutte le limitazioni che hanno, sono riuscite in un anno e mezzo a dichiarare il Venezuela territorio libero dall'analfabetismo, immaginiamo cosa potrebbe fare uno stato così potente e ricco come quello statunitense... bisogna svegliare il gigante che sta dormendo nell'anima di quel popolo, perché si unisca alla lotta contro la povertà e per l'uguaglianza".

Un altro messaggio molto importante Chávez lo rivolge al Foro: "il Foro Sociale Mondiale ha una grandissima importanza nell'offensiva mondiale dei movimenti sociali, politici e di governo, e sarebbe nefasto se permettessimo che il Foro diventi un evento folcloristico o che si converta in un incontro turistico... questo sarebbe terribile perché allora sarebbe solo tempo perso, e non siamo qui per perdere tempo... è per questo che chiamo tutti i leader dei movimenti qui rappresentati ad accordarci su un piano di lavoro unitario, un piano di azione unitario, universale per dare impulso a questa lotta in America Latina, in Asia ed in Africa... credo che sia vitale per il futuro del mondo".
È arrivato il momento della chiusura... tutta dedicata a quella frase che personaggi come Karl Marx, Rosa Luxemburg, Fidel Castro o Che Guevara hanno lanciato negli anni, quel "socialismo o muerte", che hanno cercato di sotterrare ma che ancora oggi gode di ottima salute. Ma mentre nel passato il margine di manovra temporale era ancora ampio, oggi non rimane più molto tempo... "credo che noi non possiamo pensare nei secoli futuri, è drammatico, ma in questo secolo si darà soluzione al dilemma dell'autosterminio della specie umana". Chávez è sicuro che un giorno tornerà la pace sul pianeta terra, quella pace che è terminata con l'arrivo della specie umana. Ma afferrandosi ognuno alla propria fede e sostenendo la lotta al socialismo la specie umana potrà salvarsi dall'autodistruzione, dalla morte che il capitalismo sta portando in ogni dove.
"Ahora o nunca, mañana pudiera ser demasiado tarde...", adesso o mai più, domani potrebbe essere troppo tardi...

Note:

(1)http://www.fmln.org.sv/

(2)René Gonzales, Fernando Gonzales, Gerardo Hernandez, Ramon Labañino e Antonio Guerrero. Di recente la corte d'appello federale di Atlanta sta riaprendo il caso, revocando la sentenza espressa dal tribunale di Miami nella primavera del 2003, perchè considerata una vera e propria farsa.

(3)La zona di libero scambio delle Americhe (in inglese: Free Trade Area of the Americas, FTAA, in spagnolo: Área de Libre Comercio de las Américas, ALCA; in francese: Zone de libre-échange des Amériques, ZLEA; in portoghese: Área de Livre Comércio das Américas, ALCA) è una proposta di accordo per eliminare o ridurre le barriere commerciali tra tutte le nazioni delle Americhe e delle isole vicine, ad eccezione di Cuba. Per maggiori informazioni visitare il sito ufficiale: http://www.ftaa-alca.org/alca_s.asp

(4)Organizzazione costituita nel 1991 per realizzare un mercato unico in America Latina. Ne fanno parte quattro paesi (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) a cui aderiscono come paesi "associati" Cile, Bolivia, Colombia, Ecuador e Venezuela. Per maggiori informazioni consultare il sito: www.italiasur.it

(5)http://www.alternativabolivariana.org/

(6)È importante ricordare alcune considerazioni rispetto a questo tema riportate sul numero 5 del 29 gennaio 2006 della rivista "TERRAVIVA": "[...] Blanca Cardoso, dirigente dei popoli originari del Foro Sociale Ecuador, afferma che il discorso di Chávez conferma la presenza di un leader che appoggia la costruzione di un altro mondo e di un'altra America possibili. «Credo che Chávez ha espresso alcune risposte alle preoccupazioni di noi tutti come movimenti sociali»[...]", "[...]Juana Vásquez, indígena guatemalteca dirigente della Organizzazione Corazón del pueblo Maya, dice: «quello che mi è piaciuto di più del discorso di Chávez è stato l'affermare che la rivoluzione non ha soltanto una faccia bolivariana ma anche una indigena. Io credo che se lo compierà, sarà un seme molto importante per i nostri popoli»[...]".

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