Gruppi di tematiche

FSM in Venezuela

Magie di un Foro Sociale

La manifestazione di apertura del Foro. Allegra, rumorosa, colorata. Gente che arriva da tutto il mondo, o quasi, con i propri tratti somatici, i propri slogan, le proprie canzoni... soprattutto i propri sogni e illusioni, tutti insieme fusi in un sogno ed un illusione unico, un mondo diverso possibile.
Matteo De Bellis (Casco Bianco a Santiago del Cile)
Fonte: Caschi Bianchi Apg23 - 20 febbraio 2006


Plaza de Las Tres Gracias, non c'è dubbio, non è mai stata così frequentata. Ma non sembra nervosa quando, alle 15, comincia il concentramento. Da qui parte la manifestazione inaugurale del VI Foro Sociale Mondiale.
Migliaia di persone iniziano, senza troppa timidezza, a srotolare striscioni e sventolare bandiere, a cantare per la pace, ad incontrarsi, parlare, scambiare opinioni ed informazioni.

"Hai visto quanti Canadesi?" "Sono qui con gli Haitiani, credo".
Magie di un Foro Sociale.


E' davvero una folla multicolore.
Ci sono cittadini da tutta l'America del Sud, Centrale e Settentrionale, ma anche qualche europeo. Italiani inclusi, però quelli non contano, sono sempre da tutte le parti.
Rari i volti che descrivono altre provenienze.
La pioggia a tratti minaccia il gruppo, ma l'umore invece di scemare migliora.
La folla, col tempo, va arricchendosi di sempre più persone e sempre più storie. Aumentano i cori, le grida ed i decibel riempiti, compaiono bandiere e striscioni sempre più grandi e colorati.
Nessuno mostra fretta. Siamo in America Latina, d'altronde.
Così sono quasi le 17, quando il gruppo parte. Di scatto, ma tranquillamente, come se qualcuno avesse proposto di trasferire la festa altrove.
La partenza ricompatta i gruppi dietro i canti e gli striscioni delle proprie cause, perciò diviene più facile identificare i presenti.

Ci sono rappresentanti di diverse associazioni indigene, religiose, ambientaliste, pacifiste, femministe... E tanti semplici cittadini del mondo.
I temi più gridati chiedono il ritiro delle truppe dall'Iraq, ma solo un orecchio poco vigile potrebbe lasciarsi sfuggire i diversi temi che con altrettanta convinzione vengono affermati: tra tutti, la fine delle ingerenze nella debole e povera Repubblica Haitiana, i diritti dei contadini e del popolo colombiani - afflitti da una guerra che sembra interminabile - il rispetto delle popolazioni indigene, la fine delle discriminazioni di genere.
Ci sono, poi, i campesinos peruviani, i tanti Venezuelani venuti a declinare le desinenze della Rivoluzione Bolivariana, gli Zapatisti, il Movimiento Autonomo de Mujeres del Nicaragua, un folto gruppo di Palestinesi di ogni età, i cittadini di Boston - che ringraziano i Venezuelani per l'aiuto offerto a seguito dell'uragano Katrina - il movimento dei lavoratori argentini, i Québécoises, i Sem Terra brasiliani, la Juventud Obrera Catolica venezuelana, le tante ragazze della campagna Armas Bajo Control, la coalizione di sinistra e dei movimenti sociali ed ecologisti greci, una delegazione piuttosto attempata di agricoltori statunitensi, la Central Latinoamericana de Trabajadores, la Delegación Uruguaya Contra el Imperialismo, un rumoroso Colegio de Profesores del Cile, il Movimiento de Mujeres "Manuelita Saenz", il Iubileo Sur Americas, un gruppo di Aymara in abito tradizionale, una nutritissima delegazione argentina - unita dietro alle gigantografie dei Capi di Stato di sinistra in America Latina - gli attivisti di Attac di vari Paesi, la Articulacão de Mulheres Brasileiras, la Dirección de Pueblos y Culturas Indigenas, la Mesa Permanente de Mujeres della Colombia, un gruppo di non identificati antimilitaristi - che simpaticamente occupano i mezzi corazzati d'epoca parcheggiati ai lati di un parco - il colombiano Centro de Promocción y cultura "Fasol", una delegazione del CICR, il Comité Sindical de Mujeres cileno, 4 caschi bianchi italiani che cantano "Bella ciao"...
Ci sono uomini e donne, giovani di tutte le età.Rincorrere tutti gli striscioni è impossibile, il cordone si sviluppa per qualche chilometro. Così non si può dar conto di tutte le altre realtà che hanno voluto essere presenti. All'arrivo al Paseo de Los Proceres, però, si nota l'impatto delle centinaia di Cubani che attendono il corteo, un nugolo di cappellini rossi che si guadagna, barando un po', i posti sotto al palco.

Sale l'umidità, calano le tenebre.
Un tal Torres de León, direttore dell'organizzazione, accende il microfono e prende la parola. Poi parla la responsabile del Consejo Internacionál del Forum.
"No all'imperialismo, no alla guerra, no al neoliberalismo".
La portavoce di Via Campesina sottolinea i grandi passi avanti compiuti grazie all'unione tra forze sociali permessa dal Forum.
Quasi tutti evidenziano l'importanza di tenere questa manifestazione proprio in Venezuela, in una terra che sta lottando per la propria emancipazione.
Non ci si dimentica, chiaramente, di dare il benvenuto a tutti i presenti, in primo luogo ai molti >EM>compañeros de Cuba, né di salutare la recente vittoria di Evo Morales nelle elezioni in Bolivia.
Altri si avvicendano sul palco, appena il tempo per presentarsi ed aggiungere due frasi.
"¡Sì al Ser Humano, no al dinero!"
Gli slogan ripetuti nei microfoni sono attempati e qualunquistici, ma non è forse per questo che sono stati inventati gli slogan?
Prima che ci si possa scherzare su, prende la parola Cindy Sheehan, madre di un soldato americano morto in Iraq, che sta guidando le proteste pacifiste negli Stati Uniti. Non c'è molto da ridere, purtroppo. (1)
Parlano altri rappresentanti, dei movimenti sociali presenti e del popolo ospite. Purtroppo mancano riferimenti ai Fori del Mali e del Pakistan, che arricchirebbero ulteriormente di significato il cammino compiuto per arrivare qui. Ma non è momento per considerazioni serie, per quelle hanno inventato il giorno. E di giorni di Foro ne abbiamo ancora cinque, davanti a noi.

Un lungo concerto chiude la manifestazione.
Vari cantautori dicono, con la chitarra e la voce, il dolore e la speranza.
La musica s'impadronisce di un corteo rumoroso, divenuto, per magia, pubblico mansueto.

Note:

(1) Ridicolo è, invece, il fatto che la stessa Cindy Sheehan, dopo essere tornata negli Stati Uniti, è stata arrestata. Il suo crimine, a quanto pare, è stato quello di presenziare al Discorso sullo Stato dell'Unione, pronunciato da George Bush il 30 gennaio, indossando una maglietta con la scritta: "2,245 Dead. How many more?"

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