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Cile

Ultime sulla tragedia di Antuco

Il processo ai responsabili della morte dei giovani soldati caduti durante la fatidica marcia del 18 maggio alle falde del vulcano Antuco, e la voce delle madri. Dal quotidiano locale La Tercera.
Traduzione degli articoli a cura di Marco Coscione e Matteo de Bellis. (Caschi Bianchi a Santiago del Cile)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 15 febbraio 2006

Antuco: giudice condanna il Maggiore Cereda a cinque anni di carcere
Di J. Poblete, P. Gutierrez e F. Tejeda
La Tercera, Venerdì 10 febbraio 2006

Il maggiore Patricio Cereda ed il comandante Luis Pineda hanno affrontato in Tribunale le grida dei familiari dei soldati caduti durante la fatidica marcia del 18 maggio alle falde del vulcano Antuco. Due degli accusati sono stati assolti.

Cinque anni ed un giorno di carcere. Il Giudice Militare Juan Arab, che ha investigato per quasi nove mesi sulla morte dei 45 soldati che il 18 maggio scesero marciando sui fianchi del vulcano Antuco, ha proclamato ieri questa condanna (in una sentenza di 452 pagine) contro il principale imputato, il maggiore Patricio Cereceda.
La ragione? Non aver adempiuto ai propri doveri militari, ordinando alle compagnie sotto il suo comando di marciare il giorno della tormenta, sebbene alcuni dei suoi subalterni avessero osservato che il tempo avrebbe potuto peggiorare. Il generale Arab lo ha condannato per l'omicidio colposo dei soldati, per non aver agito con la "dovuta diligenza" per evitare la tragedia.
L'ex comandante del Battaglione Reggimento Rinforzato N°17 di Los Angeles è arrivato dopo le quattro del pomeriggio alla Corte Marziale. Dentro c'erano gli altri sei militari che aspettavano la sentenza. Vestiva abiti civili, giacchè il comandante in capo, Juan Emilio Cheyre, lo aveva congedato insieme al colonnello Roberto Mercado ed al tenente colonnello Luis Pineda, gli altri due facenti parte del comando del reggimento di Los Angeles.
Fuori della Corte, una cinquantina di familiari dei soldati morti gridavano "assassino, assassino!". Uno di loro lo ha addirittura colpito alla testa.
Di fronte alla Corte Marziale, gli accusati hanno ascoltato la sentenza. La pena inflitta a Cereceda è stata la più pesante, l'unica che implica il carcere. Sarà eseguita nel centro penitenziario Cordillera.
Dopo aver ascoltato la sentenza l'ufficiale ha detto: "Mi sorprende il risultato della giustizia di primo grado, ma presenteremo ricorso in appello". Per quanto riguarda il colpo ricevuto, ha affermato che "ciò non dovrebbe succedere", ed ha poi aggiunto: "Questa è la giustizia che abbiamo in Cile".


Alfredo Morgado, rappresentante delle famiglie, ha annunciato ieri che appellerà la sentenza e chiederà che si continui ad indagare su Cereda per omicidio.
Il generale Juan Arab ha condannato anche il colonnello Mercado, già comandante del Reggimento N° 17 di Los Angeles, a tre anni con la condizionale, ed il suo secondo, Luis Pineda, a 540 giorni. Entrambi erano accusati di inadempimento dei propri doveri militari.
Dopo aver ascoltato la sentenza, Mercado ha affermato: "La sentenza era già stata scritta quando ci hanno sollevato dal comando". Ha aggiunto che appellerà la sentenza, dato che ha "assunto la responsabilità di comando dal principio".
L'ufficiale ha chiesto inoltre: "che non si faccia un sol fascio delle nostre responsabilità, solo per accontentare l'opinione pubblica", alludendo al comandande Pineda, che accusa di aver avuto "la possibilità di agire opportunamente e di evitare la tragedia", perchè i contatti radio del 18 di maggio furono quelli tra Cereda e Pineda.
Fonti vicine a Pineda (che è giunto alla Corte in uniforme perchè ancora in servizio, dato che ha fatto appello al presidente Lagos perchè riconsideri il suo congedo) hanno assicurato che le dichiarazioni dell'ufficiale "sono totalmente estranee alla normativa, secondo la quale il comandante ha responsabilità indelegabili e risponde per tutto quello che fa e non fa la sua truppa".
Hanno sottolineato che "il comandante non può attribuire responsabilità ai suoi subalterni". La difesa di Pineda, intanto, ha assicurato che farà appello contro la condanna emessa nei suoi confronti.

Assoluzioni
La sentenza condanna anche il capitano Claudio Gutiérrez, della compagnia Andina (che perse 14 uomini) ed il capitano Carlos Olivares, della compagnia Morteros (che ne perse 31), alla pena di 800 giorni, con la condizionale, per omicidio colposo. Entrambi erano accusati proprio di omicidio colposo.
Gutiérrez (che era stato considerato dal generale Cheyre un eroe nei giorni successivi alla tragedia) si è presentato alla Corte in uniforme. I due non hanno rilasciato dichiarazioni. Olivares, comunque, ricorrerà in appello.
Tuttavia non ci sono state solo condanne. Arab ha assolto i sottufficiali Carlos Grandón e Avelino Tolosa, non ravvisando prove convincenti della loro responsabilità per omicidio colposo.
Prima di pronunciare la sentenza, il generale Arab ha smentito categoricamente che il generale Cheyre abbia influenzato la sua decisione o che lo abbia contattato durante i mesi del procedimento. Uscendo dal Palazzo di Giustizia, il giudice è stato colpito da una bottiglia di plastica piena lanciata da Alfonso Días, fratello di Esteban Díaz Valderrama, uno dei militari di leva della compagnia Morteros morti nella tragedia.
Díaz è stato arrestato dai carabinieri e portato al commissariato numero 1 di Santiago. All'uscita ha affermato:"Ho sentito rabbia per tutto (...), la sentenza è ingiusta per la pena inflitta a degli assassini. Sì, ho lanciato la bottiglia, ma è caduta sull'auto per caso"
Ieri sera intanto i familiari delle vittime hanno realizzato una fiaccolata davanti alla Moneda.

I familiari delle vittime di Antuco raccontano il loro dramma dopo la condanna ai capi militari.
Di Juvenal Rivera
La Tercera, Domenica 12 febbraio 2006

Sebbene la maggior parte delle madri dei soldati morti nella tragedia abbiano affrontato in diversi modi il dolore per la perdita, tutte affermano che le pene applicate a Cereceda, Mercado e Pineda sono insufficienti.

Rosa Fica pulisce la stanza di suo figlio tutti i giorni. Toglie la polvere, mette in ordine le coperte ed osserva che tutto stia al suo posto nella stanza di Freddy Montoya, a San Rosendo. La donna si impegna a mantenerla così come il giovane la lasciò, alla fine di aprile dell'anno passato, quando tornò dall'avamposto del Reggimento rinforzato N° 17 di Los Angeles (dove stava svolgendo il servizio militare volontario) per trascorrere alcuni giorni liberi prima di partire per l'addestramento nella zona cordigliera di Antuco. Ma Freddy Montoya Fica non è mai più tornato.
Il suo corpo, quello di un sergente e di altri 43 militari di leva, sono rimasti disseminati sulla montagna appena sono stati raggiunti da una tormenta di vento bianco, il 18 di maggio, mentre realizzavano una marcia tra due rifugi di montagna. Il suo corpo è stato ritrovato tre giorni dopo.
Rosa dice che sta morendo dentro, che è come una pianta che sta seccando, che si trova chiusa tra quattro mura senza sapere che fare. Non si era mai allontanata da lui e adesso tiene tutti i suoi ricordi nella stanza che il giovane soldato ha lasciato. Durante il Natale scorso, senza aver ancora realizzato che suo figlio ormai non c'era più, gli ha comprato dei regali.

Insoddisfazione
Rosa desidera pene carcerarie effettive per gli ufficiali processati dalla Giustizia Militare e recentemente condannati in primo grado. Per questo è stata una delle prime madri a dare inizio ad azioni giudiziarie. Intanto per María Montoya, la madre di Fredy Montoya Montoya, anch'egli morto - insieme alla maggioranza dei suoi compagni della Compagnia Morteros - questa è una data speciale. Suo figlio avrebbe compiuto 20 anni e per questi giorni prepara in sua memoria una cerimonia nel cimitero del comune di Laja, dove risiede. La sua scomparsa "mi ha lasciato un vuoto immenso nel cuore".


Su figlio era stato la sua unica compagnia per anni; racconta però che nonostante la perdita in questi mesi ha incontrato un pò di pace avvicinandosi a Dio. "In questo modo, almeno, ho cercato di andare avanti", afferma.
Si è mantenuta al margine delle azioni iniziate da altri familiari, che si sono recati a Santiago per protestare contro "le basse pene" che a loro giudizio sono state inflitte dal giudice Arab nei confronti del maggiore Patricio Cereceda, del colonnello Roberto Mercado e del tenente colonnello Luis Pineda. L'ex comandante del diciassettesimo Reggimento Rinforzato ha ricevuto una condanna a 5 anni ed un giorno di carcere effettivo. La pena inflitta a Cereceda è la più severa delle tre e l'unica che preveda il carcere. Il colonnello Mercado ha ricevuto un pena a tre anni e Pineda a 541 giorni, entrambi con sospensione condizionale; ciò ha acceso l'ira dei familiari dei soldati di leva deceduti, che giovedì scorso si sono presentati in Tribunale per accogliere la sentenza.
"Cinque anni di carcere sono pochi per tutto il danno che ci è stato inflitto. E poi se lo metteranno in carcere spero che sia un carcere normale, non uno speciale per militari", ha detto María Montoya.
Racconta che suo figlio voleva fare il servizio militare perchè pensava che sarebbe stato un ottimo primo passo per poi fare domanda per la Gendarmeria. "Sono una madre sola e lui voleva aiutarmi ad andare avanti, ma la sua morte non è stato il modo migliore".

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