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Bangladesh

Intoccabili

Una differenza invisibile dalle conseguenze molto concrete: un approfondimento per capire cosa significa oggi lavorare, amare, vivere l'amicizia per un fuori casta, e quali sono le prospettive di un cambiamento sociale, difficile da realizzare per chi vive nell'oppressione e nell'ignoranza. La parola ai diretti protagonisti e a chi da anni è vicino a loro.
Testo e foto di Elena Cavassa (Casco Bianco in Bangladesh)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 01 settembre 2006

All'asilo nido della missione dell'APG XXIII di Chalna trascorrono la loro giornata bimbi fino a 3 anni che non avrebbero altro posto in cui stare e che rischierebbero di finire sulla strada senza controllo. Ogni mattina già da lontano mi accolgono gridando il mio nome, e ogni giornata comincia nel modo migliore. C'è Jesun che mi riempie di baci, Rohim e Monika che subito mi si buttano fra le braccia, Shupti che rimane in un angolo e mi sorride. Sono bambini in apparenza uguali a tutti gli altri: stessa voglia di giocare, stessa vitalità. A renderli diversi c'è qualcosa di invisibile ma dalle conseguenze molto concrete, che già prima della nascita segna il loro destino e condizionerà le loro scelte: molti di loro sono fuori casta.

I fuori casta sono detti anche "intoccabili" e questo termine rende bene l'idea del motivo per il quale queste persone devono rimanere separate dalle altre: vengono considerate "impure" e rischierebbero di "contaminare" gli altri con la loro presenza. Tutta la loro vita è segnata da proibizioni legate a questa presunta "impurità" che ne condiziona le relazioni sociali, le scelte matrimoniali e la vita professionale. Infatti gli intoccabili non possono frequentare le classi degli alunni di casta superiore, possono sposarsi solo con altri fuori casta, non possono mangiare assieme a persone di casta diversa, possono svolgere solo certi tipi di mestieri, considerati umili e sporchi (spazzini, lustrascarpe, etc.). Bangladesh. Intoccabili. Foto di Elena Cavassa
Questa forma di segregazione deriva dal sistema castale e resiste da millenni: mentre nelle città si sta via via indebolendo, è tutt'oggi radicata nelle zone rurali del Bangladesh (dove vive più dell'80% dei 140 milioni di bengalesi) e dell'India.

Il sistema castale ha origini antiche. Secondo la teoria più accreditata, troverebbe le proprie radici nell'occupazione, tra il 2000 e il 2500 a.C., della parte settentrionale dell'attuale India da parte di un popolo nomade chiamato Arya, di pelle bianca. In seguito all'occupazione ebbe inizio una lotta contro la popolazione che aveva abitato quei territori fino ad allora, i dravidici, di pelle nera. Il gruppo con la pelle del colore considerato più puro iniziò ad evitare di mischiarsi con gli altri. Gli Arya erano già divisi in tre gruppi, così i dravidici divennero la quarta casta, il cui dovere era servire le tre caste Arya. Questa teoria sarebbe confermata dal fatto che il termine sanscrito ‹‹varna››, che qualifica la casta, significa letteralmente ‹‹colore››.

Le caste sono tuttora quattro: alla prima appartengono i bramini, sacerdoti indù, alla seconda i guerrieri, alla terza i commercianti e gli artigiani e all'ultima i servitori. Al di fuori di questo sistema rimangono i fuori casta. Per secoli i bramini hanno potuto sfruttare le classi inferiori, avvalendosi dei guerrieri per difendersi, dei commercianti per finanziarsi e dei servitori per farsi servire. Bangladesh. Intoccabili. Foto di Elena Cavassa.
Il segregazionismo razziale è stato sostenuto e rafforzato dalla religione indù, non a caso diretta dagli appartenenti alla casta privilegiata. Tra i motivi che spiegano come il sistema castale abbia resistito così a lungo è la dottrina del karma, uno dei pilastri della religione indù. La legge inesorabile del karma assegnerebbe lo status ed il lavoro ad ogni uomo in relazione alle sue azioni nella vita precedente. In base a questa legge, anche l'uomo che ha l'occupazione più degradante vive soddisfatto, nella convinzione che le miserie della sua vita presente siano il risultato dei suoi peccati nella vita precedente; adempiendo i suoi doveri castali in questa vita rinascerà in una casta superiore nella vita successiva.
Data la centralità di questa teoria nella religione indù, è chiaro che per un credente la ribellione è impensabile, tanto più che ribellarsi significherebbe condannarsi al totale isolamento, anche all'interno della propria comunità.
Un'altra ragione che spiega la resistenza del sistema castale è il rispetto incondizionato dell'autorità e della gerarchia sociale. Mentre l'idea di uguaglianza permea la cultura del nostro continente, nella civiltà indiana è profondamente radicato il principio gerarchico. Dall'Occidente il principio di uguaglianza è stato importato nel subcontinente indiano ed è stato scritto nelle Costituzioni, senza però radicarsi nella mentalità delle persone, talmente abituate alle gerarchie da non riuscire spesso nemmeno a pensare che possano esistere altri tipi di relazioni sociali.
Ciononostante, non sono mancate all'interno della religione indù le spinte riformistiche, la più famosa delle quali è stata la critica di Gandhi alla condizione degli intoccabili. Fino ad ora però le forze conservatrici, in particolare quella dei bramini, sono prevalse.

Fortunatamente alcuni segnali di cambiamento esistono. Attraverso la crescente industrializzazione, ad esempio, nuove occupazioni si sostituiscono a quelle tradizionali, quasi sempre indicative del gruppo castale, e categorie arricchite di recente "comprano" un grado sociale superiore. Inoltre, l'urbanizzazione di intere comunità rurali spesso porta ad una modificazione del loro rango. Ma è l'istruzione a contribuire in maniera determinante al cambiamento, sia perché offre nuove possibilità di occupazione e quindi puo' condurre all'assunzione di una nuova posizione sociale facendo passare in secondo piano quella della gerarchia indù, sia perché con l'allargarsi dell'istruzione agli intoccabili cresce la consapevolezza del loro ingiustificato sfruttamento.

Parto Odikari è un insegnante di Chalna che lavora all'interno della missione. Appartiene alla seconda casta, quella dei guerrieri, mentre sua moglie, anche lei insegnante, alla terza, quella dei commercianti. Parto ha scelto di sposare una donna di casta inferiore alla sua sebbene la sua famiglia non fosse d'accordo, ma il suo è un caso eccezionale: molto di rado si verificano matrimoni intercastali nei villaggi.
A lui chiedo che ruolo giochi il sistema castale nella società bengalese. ‹‹Per il Bangladesh questo sistema è un grosso problema - dice - perché le persone non sono libere di mischiarsi fra di loro. Ognuno appartiene ad una casta e non può sposarsi con qualcuno di casta diversa. Viviamo nello stesso paese, siamo tutti bengalesi, ma ciononostante nasciamo diversi a seconda della casta a cui apparteniamo e non possiamo mischiarci fra di noi››.
Gli chiedo cosa secondo lui possa cambiare questa situazione. ‹‹È l'istruzione che può intaccare questo vecchio sistema - risponde -, perché riduce le differenze. Nelle aree urbane, dove il livello di istruzione è molto più elevato che nei villaggi, si stanno già verificando grossi cambiamenti. Nelle città, persone appartenenti a caste diverse hanno più libertà di stare insieme e molti si sposano fra loro. Per gli anziani difficilmente qualcosa potrà mutare, ma nei giovani istruiti vedo una spinta verso il cambiamento››. Bangladesh. Foto di Elena Cavassa. Settembre 2006

Della centralità della attività di promozione sociale per il riscatto sociale degli intoccabili sono convinti i missionari della Papa Giovanni. L'istruzione dei bambini intoccabili, che altrimenti sarebbe loro preclusa, viene sostenuta in maniera particolare. All'interno della missione vengono garantite infatti diverse attività in cui sono coinvolti alunni fuori casta e non: circa 60 bambini fino a 5 anni frequentano l'asilo nido e l'asilo, una ventina di bambini disabili sono stati inseriti in classi speciali create all'interno della missione, ai 600 bambini e ragazzi che frequentano la scuola adiacente alla missione viene garantito il vestiario e un pasto al giorno e coloro che necessitano di un recupero scolastico vengono seguiti nel pomeriggio.

Ma il lavoro a fianco degli intoccabili, persone che hanno alle spalle secoli di soprusi e discriminazioni, non è cosa affatto semplice. Lo sanno bene Sara, Franca e Rudy, le colonne portanti della missione, che da 7 anni vivono a Chalna. ‹‹La fatica maggiore che vivo - dice Sara - è di tipo culturale. Molte delle cose che per me sono normali, logiche e scontate, qui non lo sono, per cui è necessario in qualche modo sradicarsi dalla propria cultura per adattarsi a questa realtà. Nei rapporti interpersonali, in particolare, il modo che noi abbiamo di relazionarci agli altri è totalmente diverso da quello dei locali. Per loro è difficile vivere rapporti sinceri e paritari, perché c'è sempre una gerarchia e quindi c'è sempre chi sta sopra e chi sta sotto. L'amicizia come la intendiamo noi, qui non esiste››.
‹‹Secoli di oppressione - aggiunge Franca - hanno dato in eredità a queste persone un peso enorme, di cui gli aspetti principali sono da una parte la fortissima carica aggressiva e dall'altra l'ignoranza, che non danno spazio al lavoro interiore, a una ricerca per capire come migliorare, e portano ad un'accettazione passiva delle cose. La sensazione che provo vivendo assieme agli intoccabili - conclude - è che dentro di loro un buco sia rimasto vuoto per tanto tempo, e ora più si dà loro, più vogliono ricevere, senza riconoscenza verso chi cerca di aiutarli››.

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