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Cile

Trent'anni vincendo la morte con la vita

Dal Cile uno sguardo alla vicina Argentina, paese col nome di donna che trova nelle donne la forza della nonviolenza che dopo trent'anni ancora conta e cerca i suoi trentamila desaparecidos.
Stefania Presutto (Casco Bianco a Santiago del Cile)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - 09 maggio 2006

"habìa una vez un pais con el nombre de mujer, donde la muerte andaba suelta persiguiendo a los sueños, accorralando a la vida. Y en este pais de nombre planteado, los sueños y la vida tuvieron que aprender còmo enfrentar a los verdugos..."(1)

Esattamente trent' anni fa l'Argentina cominciò a vivere una delle fasi più tristi della sua storia, era iniziato quello che fu chiamato Processo di Riorganizzazione Nazionale, l'epoca dei colpi di stato e della cruda dittatura. Dopo l'Operaciòn Ma sacre (2) del 1956, o il massacro di Trelew(3) del 1972, il paese si trovava ufficialmente "sotto il controllo della giunta dei comandanti in capo delle forze armate."
Nel primo comunicato alla popolazione si raccomandava di "evitare quei comportamenti personali o di gruppo che avrebbero potuto esigere l'intervento drastico del personale militare".
Iniziava l'epoca delle sparizioni forzate: l'Argentina conta e cerca ancora i suoi 30.000 desaparecidos(4).

"Mas que nunca la muerte andaba suelta, persiguiendo a los sueños" (5)

Si praticavano sequestri e sparizioni dal giorno alla notte; i militari pensavano che non essendoci i corpi, né prove a loro sfavore, nessuno avrebbe potuto accusarli di alcun crimine. Evidentemente qualche calcolo era stato fatto male.
Mentre veniva praticato il terrorismo di stato, e le persone continuavano a sparire nel nulla, i militari ricevevano la benedizione nelle chiese e parlavano di leggi, ordine e disciplina.
In quei giorni molte madri e padri uscirono alla ricerca dei loro figli, cercarono negli ospedali, nei commissariati e nelle carceri, ma regnava la legge del silenzio, nessuno sapeva niente, e cominciava a circolare quella frase tremenda, figlia della rassegnazione che è "por algo serà"("per qualcosa sarà che è stato catturato"); la gente credeva che se qualcuno spariva, evidentemente aveva commesso qualche reato.
Mentre i padri a poco a poco tornarono al loro lavoro, le madri, che per la maggior parte erano casalinghe, cominciarono a vedersi, incontrarsi, accompagnarsi, organizzarsi. Fino a che un giorno, stanche di sentirsi sbattere in faccia l'ennesima porta del silenzio e della menzogna, decisero di andare a Plaza de Mayo, per urlare il proprio dolore e la propria disperazione di fronte al palazzo del Governo, la Casa Rosada.
Cominciarono a incontrarsi nella piazza con costanza, dissimulando i loro intenti di organizzazione, cucendo o lavorando a maglia, mentre si raccontavano le esperienze, tutte paradossalmente simili, e si passavano informazioni.
La prima volta che si trovarono fu un sabato, il 30 aprile del 1977, ma non c'era quasi nessuno, così decisero di rimandare l'incontro alla settimana successiva. Si misero d'accordo per il giovedì, giorno in cui ancora sono presenti in Plaza de Mayo.
Per lo stato d'emergenza che c'era nel paese, una riunione di più di tre persone poteva essere considerata sovversiva. Cominciarono allora a circolare intorno al monumento a Belgrano in senso antiorario, come ribellandosi ogni minuto al tempo passato senza i propri figli.
A chi si interessava delle donne, i militari rispondevano che erano delle pazze che cercavano gente che non esisteva da nessuna parte. La maggior parte della società preferiva non farci caso.
Quando cominciarono a partecipare a varie marce e manifestazioni nacque il problema di come farsi riconoscere. Decisero di mettersi in testa un fazzoletto bianco, uno dei pannolini di stoffa che avevano utilizzato per i propri figli.
Nascevano la Madres de Plaza de Mayo.
Detenute nei commissariati pregavano a voce alta, i poliziotti non si permettevano di avvicinarsi e far del male a donne tanto devote, e mentre pregavano chiamavano "assassini" i poliziotti.
Arrestarono alcune di loro, e diventarono anche loro desaparecidas, ma le madri continuavano la loro lotta e ricerca, ancora più forti, determinate, unite.
Quando veniva arrestata una, andavano tutte al commissariato a chiedere di essere arrestate, quando venivano chiesti i documenti per l'identificazione a una, tutte mostravano i propri e pretendevano che fossero esaminati.
Il 22 agosto 1979 viene fondata l'associazione, per mantenere la lotta viva e proteggere le madri dai pericoli. Nel 1980, grazie all'appoggio delle organizzazioni internazionali, ricevono un ufficio.
Nel 1982 scoppia la guerra delle Malvinas, le madri in piazza gridano l'inutilità della guerra e ripetavano a voce alta "Las Malvinas son Argentinas, los desaparecidos tambièn"(6) .
Nell'83 viene eletto Alfonsìn presidente, e fu formata la Conadep (commissione nazionale per la sparizione delle persone). Le madri sono sempre più vicine alla piazza alle commissioni politiche, cercano giustizia, e ancora non hanno smesso di lottare per questo.
Ancora oggi, tutti i giovedì si vedono in Plaza de Mayo, vecchine di una forza morale veramente invidiabile, ormai conosciute in tutto il mondo. Circolano ancora in tondo, stringendo tra le mani la foto dei loro cari, con il capo avvolto nel fazzoletto che è diventato il loro simbolo, appoggiando e facendo propria qualunque lotta contro l'ingiustizia.
Sono li che urlano ancora con rabbia "apariciòn con vida, y castigo a los culpables"(7) , e rifiutano qualunque forma di risarcimento, perché la vita non si paga con denaro, l'ingiustizia non si dimentica col tempo.
Lottano ancora contro le piccole pene che hanno ricevuto la maggior parte dei carnefici e assassini dei propri figli, contro chi gli ha portato via i sogni e il sorriso.
Queste casalinghe disperate sono riuscite a trasformare il dolore in azione e pensiero, sono riuscite a trasformare la disperazione in coraggio, sono un emblematico esempio di resistenza nonviolenta.
Ancora oggi riescono a far circolare i sogni e a ridare la vita a quel paese con il nome di donna: l'Argentina.

Note:

1. "C'era una volta un paese con il nome di donna, dove la morte camminava libera, perseguitando i sogni e sacrificando la vita. E in questo paese dal nome conosciuto (Argentina ndr) i sogni e la vita dovettero imparare ad affrontare gli assassini..." testo di Sergio Ciancaglini.
2. L'operaciòn ma sacre, come fu definita da Rodolfo Walsh, venne portata a termine nel 1956 e fu un sequestro illegale di più di 300 persone accusate di organizzare atti di rivolta. Vennero tutti barbaramente fucilati.
3. Uccisione di 16 persone accusate di partecipare a gruppi guerriglieri. Furono uccise, nonostante fossero indifese, con la scusa di aver tentato la fuga. Tre sopravvissuti al massacro raccontarono la terribile esperienza.
4.Persone scomparse.
5. " più di ogni altro tempo la morte camminava sciolta, uccidendo i sogni" testo di Sergio Ciancaglini.
6. "Le Malvine sono Argentine, gli scomparsi pure"
7. "apparizione con vita e castigo ai responsabili".

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