Saluto al Forum sociale
Al suono di alcune musichette brasiliane anni ’40 che passano con il nome di Brega, e di um lapidário: Paraíba! Pega a rua! (lett. Paraíba! Prendi la via!), il carrozzone é pronto a muovere verso nord. Riparte lento per le strade che lo allontanano da Recife e dal II Fórum Sociale Brasiliano appena conclusosi.
Per tre giorni, l’Universitá Federale della cittá ha cambiato aspetto. Da quello accademico, occidentale, ordinato a tratti austero e asettico di un campus che ricorda quelli blasonati nordamericani, ad un accampamento a cielo aperto di carrozzoni, padiglioni improvvisati, teloni rimediati, palchi, tendoni da circo, banchetti e bancarelle sparpagliati qua e lá.
Per tre giorni si sono dati appuntamento nella capitale pernambucana le visioni, le teorie, i problemi, le esperienze, i drammi, le idee, le sfide che quotidianamente danno voce e silenzio al Brasile.
Per tre giorni, nella cittá tristemente nota per la crescita vertiginosa dell’indice di criminalitá infantile e allegramente riconosciuta in tutto il paese per il suo carnevale e i ritmi contagiosi del maracatú (1), si sono incontrati diversi Brasile. Il Brasile delle lotte proletarie del movimento dei Sem Terra e della riforma agraria lasciata in standby dal governo Lula. Il Brasile di chi si aspetta una casa e per il momento partecipa alle battaglie delle diverse associazioni che combattono per il diritto alla moratoria (2). Il Brasile di chi vorrebbe un’educazione libera ed una riforma universitaria imminente e giusta, che cambi qualcosa in quel misero 2% di giovani a cui è possibile accedere all’università federale. Il Brasile di chi si associa e partecipa per rivendicare ancora piú forte il proprio diritto ad essere riconosciuto come minoranza: negro, omosessuale, prostituta, indio, transessuale o paradossalmente solo donna. Il Brasile di chi si sveglia presto il lunedì mattina, per raccogliere i rifiuti riciclabili lasciati fuori dalle case dei benestanti, cioè di coloro che si possono permettere il lusso di buttar via qualcosa, e di queste piccole raccolte fa business, cioè ne sopravvive. Il Brasile di chi sostiene che le persone che vedono le perline invisibili fluttuare nell’aria, non sono necessariamente matte e quindi destinate alla reclusione in manicomi che vanno ancora a colpi da 110volts, ma sono innanzi tutto uomini, donne, ragazzi speciali, a volte un po’ estrosi, ma chi non lo è? O chi non lo è mai stato in fondo?(3) Il Brasile di Dona Nelor, esponente combattiva del MLMPE-Movimento pela Luta a Moradoria Pernanbuco, guerriera e scanzonata nelle sue materne rotondità e con in testa una cuffia arancione decorata da tribali bianchi e neri a raccoglierle i capelli. Scalda la platea affermando che i veri pregiudizi nasceranno paradossalmente proprio il giorno in cui non ci saranno piú poveri. Il Brasile di Luisa, prostituta di Fortaleza, pioniera dell’APS – Associação das Professionais do Sexo (lett. Associazione delle Professioniste del Sesso), che lotta affinché vengano riconosciuti a lei e alle sue colleghe i diritti di cui qualsiasi professione onestamente svolta dovrebbe godere. Al termine del suo intervento, la Bocca di Rosa nordestina intona l’inno del suo movimento, distribuisce biglietti da visita, ricorda che il 2 Giugno è la giornata mondiale della prostituta e dispensa consigli pratici sulle relazioni di coppia e su come farle durare nel tempo(4). Il Brasile di chi fa i conti che non tornano e si domanda perché su un territorio cosí ricco ed esteso di vegetazioni native ed ecosostenibili, si sfruttino, ad esmpio, le monocolture di eucalipto, pianta importata dall’Australia, per la cui coltivazione c’è bisogno di circa 15 litri di acqua al giorno, e che sta lentamente desertificando le aree in cui viene prodotta, estinguendo più o meno 40 specie animali e 400 vegetali?(5) Il Brasile che non si sbilancia troppo sulle mancate promesse elettorali del governo Lula: redistribuzione delle ricchezze e riforma agraria. Lo definiscono comunque un “avanzamento democratico” rispetto ai precedenti governi, eppure il 40% delle ricchezze del paese sono sempre distribuite tra le solite 5000 famiglie brasiliane e dei 115000 nuclei familiari per i quali era stato previsto l’affidamento di un appezzamento di terra entro 4 anni, solo 30000 di loro sono stati allocati. E poi tutti i Brasile che è giusto si ritrovino in queste occasioni: quello che fa tardi la sera, quello che fa la capoeira, quello dei ritardi e delle indicazioni sbagliate.
Per tre giorni è stato bello ritrovare i diversi Brasile che convivono in questo paese-continente. Importante sará per il futuro, che questi Brasile non si perdano di vista e che continuino ad incontrarsi e a lavovare insieme per lo stesso obiettivo: il Brasile.
1. Danza originaria del Pernambuco, típica del carnevale. Nasce dall’incontro della cultura musicale indigena con quella dell’Africa occidentale.
2. Abitazione
3. Cfr. Torello G: Assistenza psichiatrica in Brasile. Psychiatry On Line Italia. (http://www.psychiatryonline.it/ital/180/torello.htm). In Brasile, l'assistenza psichiatrica è basata ancora sul manicomio, anche se negli ultimi 20 anni sono stati compiuti dei passi in avanti. Nel 1981 esistevano in Brasile circa 120.000 letti in ospedali psichiatrici, nel 2003 il numero di letti psichiatrici si è ridotto a 65.000. La legge che regge l'assistenza al malato mentale in Brasile è del 1934; alla fine del 1989 fu approvato un progetto di legge nel Parlamento Brasiliano ma la legge non è ancora stata approvata.
4. Per ulteriori informazioni sull’APS: www.bejodeouro.br (sito in língua portoghese).
5. Tutte i dati riportati sono presenti nel sito del Movimento dei Sem Terra all’indirizzo: http://www.mst.org.br.

