GIBUTI - CARITAS ITALIANA
1. SEDE DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO :
Il casco bianco è in servizio presso il centro LEC (lire, écrire, compter, struttura creata dalla Diocesi di Gibuti per il recupero scolastico dei giovani) del quartiere Boulaos, nella città di Gibuti, capitale dell’omonima repubblica incuneata fra Somalia ed Etiopia.
2. NOTIZIE GENERALI DEL PAESE DOVE SI REALIZZA IL PROGETTO:
Localizzazione: Africa orientale
Superficie: 23.000 km²
Confini: Eritrea, Etiopia, Somalia (Somaliland), coste del mar Rosso
Forma di governo: Repubblica
Capitale: Gibuti
Divisione amministrativa: 6 distretti
Abitanti: 496.374 (stima approssimativa, luglio 2007)
Gruppi etnici: Somali ( del clan Issa) 60%, Afar 35%, altri 5%
Lingue principali: francese e arabo sono le lingue ufficiali, somalo e afar
Religione: musulmani 94%, cristiani 6%
Unità monetaria: franco di Gibuti
Indice di mortalità infantile: 100 morti/1.000 nati vivi
Diffusione hiv/aids: 2,9% (stima 2003)
Aspettativa di vita media: 43.2 anni
Tasso d'istruzione: 67,9%
Indice di sviluppo umano: 148 (su 177)
PIL pro capite: 1000 USD (stima 2005)
composizione PIL in %: agricoltura: 17,9% industria: 22,5% servizi: 59,6% (stima 2005)
Debito estero: 394 milioni USD (2003)
3. DESCRIZIONE DEL CONTESTO TERRITORIALE:
Dagli ultimi aggiornamenti (2007) circa i due terzi dell’intera popolazione vive nella capitale, che si può suddividere in quattro quartieri principali, il centro commerciale, il quartiere popolare di Boulaos, e quelli più periferici di Balbalà e Arhiba, quest’ultimo una vera e propria bidonville. La presenza del porto e di una numerosa base militare francese determina l’economia della città, con aspetti positivi per chi riesce ad entrare nel circuito economico legato a queste presenze, ma senza alcuna alternativa concreta di sviluppo al di là delle attività di servizi richieste da queste due specificità.
Il quartiere di Boulaos, dove è stato creato dalla Diocesi di Gibuti il primo centro LEC (lire, écrire, compter, ovvero leggere scrivere, calcolare, attualmente gestito dalla Caritas locale,) per il recupero e l’aggiornamento scolastico dei giovani) è un agglomerato di semplici case frammiste a capanne e costruzioni precarie in lamiera. E’ provvisto di acqua ed elettricità, ma quasi giornalmente vi sono numerosi black out, anche di parecchie ore. Altri quattro centri analoghi si trovano in altre località rurali della Diocesi, i cui confini corrispondono a quelli del Paese.
4. DESCRIZIONE DEL CONTESTO SETTORIALE:
I principali settori di bisogno su cui il progetto interviene sono i seguenti:
1) mancanza di opportunità popolari per lo sviluppo dell’educazione e la promozione culturale in ambito extrascolastico, sia privato che pubblico: non mancano alcune strutture scolastiche, pubbliche o private, con un buon livello di studi fino alla maturità, ma con costi che rimangono al di fuori della portata di gran parte della popolazione.
2) lotta all’ “analfabetismo di ritorno” e alfabetizzazione di base: Vi sono corsi rivolti sia a ragazze che a ragazzi per ovviare all’ analfabetismo di ritorno che non facilita l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, sia per coloro che non hanno mai frequentato le scuole.
3)educazione civica/umana: l’alfabetizzazione di base viene integrata con lo studio dei problemi della società gibutina. Non bisogna dimenticare la presenza di un conflitto etnico tra i due gruppi principali, Somali e Afar che, anche se da poco concluso, pone il problema di affrontare la convivenza fra etnie e quindi una riflessione sulla pace e sui diritti umani. La presenza di numerosi rifugiati politici dall’Etiopia e dalla Somalia apre il dibattito sulla cittadinanza, su come affrontare culture diverse (i cristiani etiopi, il problema clanico/politico della Somalia) come pure è aperto il confronto su usanze che pongono problemi (le mutilazioni femminili) e sulla partecipazione allo sviluppo economico.
OBIETTIVI GENERALI E SPECIFICI DEL PROGETTO:
Obiettivo generale del progetto è formare, anche grazie all’inserimento di volontari italiani in servizio civile, giovani – ragazzi e ragazze - coscienti della loro dignità, rispettosi dei diritti dell’uomo propri ed altrui, e dei valori culturali del proprio paese, liberi di aprirsi al mondo e pronti ad assumersi le responsabilità della vita adulta e di occupare il loro posto di cittadini per partecipare allo sviluppo del paese.
Nello specifico:
· sviluppare tra le famiglie del quartiere di Boulaos la consapevolezza dell’importanza dell’educazione scolastica per le giovani generazioni, in particolare le ragazze;
· offrire la possibilità a ragazzi/e e giovani/e, che non hanno avuto e non ne avrebbero la possibilità di accedere ad un percorso scolastico
· migliorare la qualità e l’organizzazione dell’insegnamento offerto nel centro LEC di Boulaos
· offrire agli studenti più capaci la possibilità di seguire corsi specifici più avanzati
· fornire ai giovani studenti strumenti di comprensione della realtà sociale e culturale nelle quale sono inseriti
· avvicinare i giovani che frequentano la scuola al mondo del lavoro
· proporre ai giovani attività ricreative che sviluppino relazioni pacifiche positive tra coetanei
5. DESCRIZIONE DEL RUOLO DEL VOLONTARIO NEL PROGETTO:
I volontari del SCV si pongono a integrazione (e non a sostituzione) del personale che già opera e con cui svolge un’esperienza di lavoro altamente formativa, attraverso il trasferimento di conoscenze teoriche (il sapere) e di modalità intervento pratico (il sapere fare) nelle molteplici situazioni che di volta in volta si debbono affrontare.
Nello specifico delle attività il volontario si occuperà di:
· partecipare (in base alle competenze specifiche dei volontari) ai corsi di supporto specifico ad allievi che presentano gravi carenze;
· partecipare agli incontri tra il corpo insegnante per stabilire le modalità di attuazione del programma di studio;
· contribuire all’organizzazione di corsi di lingua inglese, di matematica, igiene, alimentazione, puericultura ed economia domestica (ed eventualmente insegnare, in base alle competenze specifiche);
· contribuire all’organizzazione di attività formative sulla pace e riconciliazione, corsi sui diritti dell’uomo ed i diritti fondamentali con particolare attenzione alle questioni di genere (ed eventualmente insegnare, in base alle competenze specifiche);
· contribuire alla realizzazione di giornate di riflessione tematiche, incontri di scambio e dibattito sulle divisioni claniche, seminari sulla non violenza, sulla partecipazione alla vita pubblica, cineforum (ed eventualmente insegnare, in base alle competenze specifiche);
· contribuire all’organizzazione di attività di sensibilizzazione sulle problematiche sociali presenti nella città di Gibuti (povertà, mutilazioni genitali, aids, minori abbandonati);
· contribuire all’organizzazione di attività di gruppo musica, teatro, danza e attività sportive;
· contribuire alla preparazione e realizzazione di corsi di formazione sulle conoscenze di base (contabilità, marketing) per lo sviluppo di attività generanti reddito (ed eventualmente insegnare, in base alle competenze specifiche);
· contribuire all’attività di follow up dei giovani beneficiari di un piccolo prestito per un’attività generante reddito (da valutare rispetto alle competenze del volontario).
· contribuire all’organizzazione di incontri con i giovani e le giovani del quartiere da parte di ex allievi del LEC e di due festival del LEC di Boulaos all’anno;
Al volontario sarà inoltre richiesta un’attività di sensibilizzazione:
- incontri testimonianza con scuole, gruppi giovanili, comunità, altri volontari SC in Italia;
- realizzazione di materiale promozionali di sensibilizzazione: mostre fotografiche, video, racconti;
- produzione di materiale per la rivista di Caritas Italiana ItaliaCaritas, per le riviste diocesane e per il siti web di Caritas Italiana e delle Caritas diocesane;
- partecipazione ad eventi nazionali di promozione e sensibilizzazione del servizio civile.
6. PARTICOLARI CONDIZIONI DI DISAGIO PER I VOLONTARI CONNESSE ALLA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO:
I due volontari alloggeranno in un piccolo appartamento indipendente, affittato per loro da Caritas Italiana, dove potranno prepararsi i pasti. Il livello di sicurezza nella città di Gibuti è ritenuto sufficiente per l’impiego dei volontari. Non vi sono registrati incidenti di rilievo contro europei, anche se vi è un certo rischio di microbanditismo. Come in altri contesti africani possibili repentini cambiamenti della situazione sono sempre da tenere in dovuta considerazione.
L’alloggio previsto per i volontari in servizio civile si trova in un quartiere centrale di Gibuti, relativamente moderno e poco distante dalla sede della diocesi dove alloggiano il vescovo e il direttore della Caritas.
Nel particolare contesto della città di Gibuti, con una forte presenza di stranieri legati alla presenza militare francese, ancor più che in altri paesi lo stile delle relazioni deve essere corretto e rispettoso degli usi e della cultura locale: i volontari devono tenere presente che saranno sempre considerati dalla popolazione locali come legati all’occidente e al mondo cristiano, anche fuori dall’orario di lavoro.
L’ufficio si trova all’interno del LEC di Boulaos, è facilmente raggiungibile in bicicletta o con i mezzi pubblici dall’abitazione dei volontari. Non ci sono particolari accorgimenti personali da adottare, essendo un luogo che gode di buona sicurezza. Il volontario sarà accompagnato sin dall'inizio dagli operatori locali e lavorerà in maniera autonoma progressivamente al livello di "riconoscimento sociale" raggiunto; infatti l’inserimento positivo nelle comunità di riferimento rappresenta il principale deterrente a possibili problemi di diverso tipo.
Non va sottovalutato il clima –in senso meteorologico- del paese, particolarmente caldo e torrido per la maggior parte dell’anno. Anche se generalmente ci si abitua abbastanza bene, va considerato come elemento importante per chi avesse difficoltà di adattamento alle alte temperature.
7. ALTRI REQUISITI RICHIESTI AI CANDITATI PER LA PARTECIPAZIONE AL PROGETTO:
§ capacità di entrare in relazione positiva con il personale della controparte locale, che è la Caritas di Gibuti, espressione della piccola Chiesa locale. E’ quindi apprezzabile uno stile di vita che non contrasti con l’etica cristiana.
§ spirito di adattamento, elasticità e curiosità;
§ alto spirito di servizio e disponibilità ad assumere uno stile di vita sobrio, responsabile e rispettoso delle dinamiche comunitarie;
§ competenze di base in educazione alla pace e approcci partecipativi alla cooperazione allo sviluppo;
§ conoscenza ed esperienza in ambito ecclesiale ed in modo particolare nella Caritas a livello diocesano e/o parrocchiale;
§ utilizzo di software e applicativi in ambito di videoscrittura, database, internet e posta elettronica;
§ conoscenza della lingua francese;
§ disponibilità alla vita comunitaria;
§ (preferibile) formazione nei settori della cooperazione allo sviluppo, scienze della formazione, tecniche di animazione giovanile, sociologia o esperienze professionali o di volontariato in questi ambiti.
DOVE INVIARE LA CANDIDATURA
Caritas Italiana
via Aurelia, 796 00165 - ROMA
Tel. 06.66177267 (Ufficio servizio civile)

